Piano Regionale GAP e Dipendenze (in corso)

Piano Regionale GAP e Dipendenze (in corso)

1 - PREMESSA

Le attività programmate per il triennio 2019-2021 costituiscono il proseguimento del Piano regionale 2017-2018 per la prevenzione, cura e riabilitazione del disturbo da gioco d’azzardo, adottato dalla Giunta regionale con la deliberazione n. 764/2017 ed approvato integralmente dal Ministero della Salute a seguito del parere favorevole espresso dall’Osservatorio nazionale per il contrasto della diffusione del gioco d’azzardo e il fenomeno della dipendenza gravenella seduta del 6 dicembre 2017.

Il Piano regionale e l’attuale programmazione per il periodo 2019-21 si inseriscono nel percorso attivato con l’approvazione della legge regionale 21 novembre 2014, n. 21, “Norme per la prevenzione, il contrasto e la riduzione del rischio della dipendenza da gioco d'azzardo patologico”, e s.m.i., ed includono tutte le azioni indicate dalla legge regionale stessa. Gli obiettivi e le attività sono stati inoltre definiti in coerenza e continuità con il Piano regionale di prevenzione 2014-2018 (prorogato al 2019) e con altri provvedimenti legislativi e piani programmatici regionali attinenti, secondo la visione di un sistema regionale coordinato ed integrato.

Evoluzione del quadro epidemiologico regionale

Il quadro epidemiologico regionale è stato costantemente monitorato dall’Osservatorio epidemiologico regionale sulle dipendenze, attivo presso la Direzione regionale Salute e Welfare, che ha pubblicato rapporti tematici specifici nel 2017 e nel 2018.

I dati rilevati confermano la diffusione e gravità dei fenomeni associati al gioco d’azzardo e la necessità di consolidare il sistema di risposta attivato, affinché sia completo, organico, articolato su più livelli.

Gli ultimi dati disponibili riguardo alla prevalenza del gioco d’azzardo nella popolazione generale (15-74enni) sono quelli desunti dalla rilevazione IPSAD 2014, realizzata dall’Istituto di fisiologia clinica del CNR attraverso un sovra-campionamento sostenuto da una specifica convenzione con la Regione. I dati sono assimilabili a quelli nazionali, in Umbria pratica giochi d’azzardo il 25,3% della popolazione considerata (25,8% in Italia); come nel resto del paese, sono nettamente di più i maschi (32,5%) a giocare rispetto alle donne (18,5%). Il profilo di gioco problematico nella popolazione considerata riguarda il 5,6% (il 5,4% in Italia); questo significa che in base a queste stime sono da considerare circa 10.000 umbri con un profilo di gioco problematico che dovrebbero essere raggiunti da iniziative di prevenzione o servizi di trattamento.

E’ in corso di analisi la rilevazione 2017-2018, effettuata dall’Istituto di fisiologia clinica del CNR in base ad una nuova convenzione sottoscritta nel 2018.

Per quanto riguarda la popolazione studentesca di 15-19 anni, l’indagine ESPAD, condotta anch’essa dall’Istituto di fisiologia clinica del CNR, riporta che per l’indicatore “praticare giochi in cui si scommettono soldi nell’ultimo anno”, in Umbria il dato di prevalenza più elevato si è avuto nel 2010 (52,9%), mentre negli anni successivi, fino al 2016, si è rilevata una lenta e graduale diminuzione, seguita da una sostanziale stabilizzazione.

Nel 2017 il dato umbro si assesta al 35,8%, lievemente inferiore al dato italiano (36,9%).

Sempre nel 2017, in Umbria, tra gli studenti che giocano, il 5,9%ha un comportamento problematico (in diminuzione rispetto al dato 2015 dell’8,6% e inferiore al dato Italia 2017 del 7,1%) e il 14,3%ha un elevato rischio di assumere un comportamento problematico (in aumento rispetto al dato 2015 del 9,7% e superiore al dato Italia 2017 del 13,5%); queste percentuali equivalgono a circa 900studenti umbri con un profilo di gioco problematico e a circa 2.200ad elevato rischio di assumere tale profilo.

GRAFICO –Dati sul gioco d’azzardo nella popolazione studentesca di 15-19 anni: A)Gioco nell’anno. Anni 2008-2017.B)Giocatori a rischio. Anni 2008-2017. C)Giocatori problematici. Anni 2008-2017. Fonte ESPAD.
















Le aziende sanitarie umbre hanno approntato già da diversi anni punti di accoglienza e di presa in carico per i giocatori patologici e le loro famiglie; nel 2014 è stato attivato, con finanziamento regionale, il Centro di riferimento regionale per il trattamento del gioco d’azzardo patologico, in forma sperimentale; a partire dal 2017, a seguito della definizione dei nuovi LEA, è stato costituito un sistema di servizi sociosanitari specifici per il trattamento del disturbo da gioco d’azzardo (DGA), al quale è associata una rete di punti di accoglienza presso i servizi per le dipendenze, in modo da rispondere alle richieste di assistenza in tutto il territorio regionale. Negli ultimi anni c’è stato un crescente ricorso ai servizi, dal 2016 al 2018 l’utenza è quasi raddoppiata (+58%), passando da 276 a 437unità. La classe di età che si rivolge di più ai servizi è quella dei 40-49enni, gli utenti sono prevalentemente maschi (80%).





















Secondo i dati dell’Agenzia dei Monopoli di Stato, nel 2017 in Umbria la raccolta (esclusa la parte online) è stata di 1.077 milioni di euro, in lieve flessione rispetto al 2016 e corrispondente a circa 1.210 euro pro capite. La spesa su rete fisica (cioè la cifra risultante togliendo dalla raccolta le vincite) è di 260 milioni, ovvero 292 € pro capite, assimilabile alla media nazionale (289€).




Valori di raccolta, vincite e spesa in milioni di euro. Regione Umbria, anni 2013-2017. Dati dell’Agenzia dei Monopoli, elaborazione Osservatorio epidemiologico della Regione Umbria sulle dipendenze.

2 – FINALITA’

La finalità generale del Piano regionale e della relativa programmazione pluriennale è la costruzione e il consolidamento di un sistema regionale di intervento, coordinato ed integrato, per la prevenzione, la cura e la riabilitazione del disturbo da gioco d’azzardo, passando da una risposta di primo fronteggiamento, ad un sistema strutturale di servizi ed interventi.

L’implementazione del sistema di intervento in questa area di bisogno secondo modelli innovativi, sia sul piano dell’approccio metodologico che su quello organizzativo, costituisce il primo passo nella direzione di un rinnovamento complessivo del sistema di intervento regionale rivolto alle dipendenze.

3 - STRATEGIA

Il Piano prevede un intervento organico, definito e coordinato in ambito regionale ed attuato in maniera articolata nei territori. Si basa sul coinvolgimento e la partecipazione delle Aziende USL, degli Enti locali, del privato sociale e delle associazioni, lungo tutta la filiera dalla progettazione all’attuazione degli interventi, comprese le attività di monitoraggio e valutazione.

Nel primo biennio le attività si sono concentrate in maniera particolare nella strutturazione di un sistema di servizi ed interventi in ambito sociosanitario, aperto al territorio e di carattere proattivo. Nella programmazione del prossimo triennio si intende valorizzare la centralità dei Comuni nel promuovere, sulla base di una forte integrazione tra sociale e sanitario, attività di informazione e sensibilizzazione, interventi a sostegno dei giocatori patologici e delle loro famiglie, azioni di promozione sociale e culturale per la costruzione di una cultura alternativa all’ “azzardo”. Per un’efficace espansione e radicamento di queste azioni nel contesto delle comunità locali, un elemento fondamentale è costituito dallo sviluppo di alleanze permanenti con il privato sociale, il terzo settore, le associazioni di diversa tipologia.

4 - coordinamento delle attività

L’ampliamento delle attività previsto dalla nuova programmazione, e il conseguente allargamento del ventaglio di soggetti coinvolti, rende necessario modificare la struttura degli organismi di coordinamento passando ad un sistema articolato su più livelli:

  1. 4 gruppi di coordinamento territoriale (GCT), ciascuno coordinato dal locale Centro ASL Specifico per il trattamento del Disturbo da Gioco d’Azzardo (DGA) e comprendente rappresentanti dell’ANCI e delle Zone sociali del territorio (macro-aree corrispondenti ai territori delle 4 ex-ASL); in base ai temi affrontati, potranno essere coinvolti ulteriori soggetti in qualità di membri permanenti o temporanei del gruppo di lavoro.

  2. Cabina di regia regionale, composta dai direttori sanitari delle Aziende USL o loro delegati (figure di profilo gestionale-organizzativo), ANCI, rappresentanti dei 4 gruppi di coordinamento territoriale (responsabile/referente del Centro per il DGA e un rappresentante delle Zone sociali); in base ai temi affrontati, potranno essere coinvolti ulteriori soggetti.


I gruppi di coordinamento territoriale (GCT) svolgono compiti di coordinamento delle attività a livello locale, promuovono processi di integrazione e di sviluppo attivati dal basso, elaborano proposte da riportare al livello regionale.

La Cabina di regia regionale ha il compito di guidare il processo generale di attuazione degli obiettivi proposti dal Piano, garantire il collegamento tra i diversi GCT e gli uffici regionali di competenza, monitorare l’avanzamento e i risultati delle attività. Nello specifico, svolge le seguenti funzioni:

  • coordinare le attività progettuali, il monitoraggio e la valutazione, in coerenza con gli obiettivi generali e specifici del Piano;

  • affrontare le problematiche di carattere tecnico, amministrativo e finanziario attinenti al Piano;

  • individuare iniziative di supporto ai GCT, per migliorare la qualità e l'efficienza degli interventi implementati;

  • disseminare i risultati.

La Cabina di regia regionale potrà attivare gruppi di lavoro su singoli temi o obiettivi.

A supporto della Cabina di regia viene costituita un’apposita segreteria tecnica, che, con il supporto di figure professionali specifiche, garantisca funzioni di raccordo operativo tra la stessa Cabina di regia e i GCT.